Exoborne è un extraction shooter muscolare armato di Exo-Rig e verticalità estrema - la nostra anteprima

Sopravvivenza, verticalità e tempeste assassine: Sharkmob porta il genere a un nuovo livello con Exoborne. Ma dietro l’adrenalina c’è abbastanza sostanza?

di Simone Rampazzi

Negli ultimi anni, gli extraction shooter hanno trovato una loro dimensione tra le esperienze multiplayer più adrenaliniche, spaziando tra approcci cooperativi e sfide PvP/PvE sempre più dinamiche. Da un lato, titoli come Helldivers 2 dimostrano come il lavoro di squadra e l’azione frenetica possano creare esperienze coinvolgenti, dall’altro esperimenti come Witchfire provano a mescolare il genere con elementi roguelike e atmosfere dark fantasy.

Exoborne, il nuovo progetto di Sharkmob, punta a distinguersi con un’identità forte, mescolando l’adrenalina degli shooter a una componente tecnologica che richiama ambientazioni come quelle di The Surge (e devo ammettere che personalmente ci ho visto anche un po' di Elysium, ve lo ricordate il film con Matt Damon?). L’introduzione delle esotute superpotenziate -chiamate exo-rig nel gioco-, insieme a un sistema meteorologico imprevedibile, rende ogni partita un’esperienza dinamica, dove tempeste di fuoco e scontri serrati trasformano il campo di battaglia in un’arena in continua evoluzione.

Non è la prima volta che Sharkmob tenta di lasciare il segno nel mondo degli sparatutto multiplayer. Il team dietro Exoborne è lo stesso che ha sviluppato Vampire: The Masquerade - Bloodhunt, un battle royale basato sul mondo di World of Darkness, che però non è riuscito a mantenere una base d’utenza stabile dal 2022 a oggi.

A conferma di questo, basta dare un’occhiata ai numeri su SteamDB, dove nell’ultimo mese il gioco ha registrato una media di appena cinquecento giocatori attivi. Con Exoborne, lo studio sembra voler imparare dagli errori passati, abbandonando il modello free-to-play per un’esperienza più strutturata e mirata a chi cerca un'alternativa fresca nel genere. Ma dopo diverse ore di prova nel playtest, emergono tanto potenziale quanto alcune incognite.

Exoborne e la lotta per la sopravvivenza: trama, fazioni e ambientazione

Cosa succede quando l’unica speranza dell’umanità diventa la sua più grande minaccia?

Rebirth, un tempo vista come l’organizzazione destinata a salvare il mondo dai cataclismi, ha tradito la sua missione, lasciando dietro di sé solo distruzione e caos. Ora il pianeta è sull’orlo del collasso, le tempeste si fanno sempre più violente e chi aveva giurato di proteggere le persone si è trasformato nel loro peggior nemico.

Nel cuore di questo scenario post-apocalittico si muove Lar, leader della ribellione dei Rinati, un gruppo di sopravvissuti che combatte per smascherare la verità dietro Rebirth e fermarne il dominio. La contea di Colton, un tempo uno dei tanti rifugi sicuri del mondo, è diventata un campo di battaglia dove fazioni in guerra si contendono le poche risorse rimaste. Oltre ai Rinati, gruppi come Mesh’s Potluck, Nett’s Alpha Forces e il Butcher’s Sovereign Crew cercano di sfruttare la situazione a loro vantaggio, offrendo missioni e ricompense in cambio di alleanze temporanee.

Per essere un extraction shooter, Exoborne sembra voler dare un po' di spazio alla narrativa rispetto ai suoi concorrenti, introducendo una storia che va oltre il semplice “entra, saccheggia ed estrai”. Tuttavia, trattandosi di un playtest limitato, è ancora presto per capire quanto la trama e il world-building avranno un impatto sull’esperienza di gioco finale. Le premesse ci sono, ma solo il tempo dirà se Exoborne riuscirà a distinguersi nel genere con una narrativa coinvolgente o se rimarrà solo un contorno a un’esperienza puramente PvP/PvE.

Exoborne e il fascino di un extraction shooter fuori dagli schemi

Ci sono giochi che spingono a riflettere prima di agire, titoli dove ogni passo è calcolato e dove l’approccio metodico si rivela l’unico modo per sopravvivere. In Exoborne, invece, la parola d’ordine è mobilità, un concetto che si traduce in combattimenti più rapidi, verticalità estrema e un ritmo di gioco che non lascia spazio alle esitazioni. Il sistema di movimento è praticamente il cuore pulsante dell’esperienza, grazie al grappling hook, che trasforma il campo di battaglia in una tela su cui dipingere manovre spettacolari, accompagnato subitamente dalla planata assistita, che consente di attraversare gli spazi con una fluidità quasi innaturale. L’assenza di danni da caduta è il tocco finale che completa il quadro, permettendo ai giocatori di concentrarsi solo sull’azione. Qui non è la gravità a dettare le regole, ma il coraggio e la rapidità di reazione in battaglia.

A differenza di molti altri extraction shooter, Exoborne sceglie una visuale in terza persona, una scelta che cambia il modo in cui si percepisce l’azione, sia durante il combattimento a terra che in aria. Il campo visivo più ampio aiuta a individuare pericoli con maggiore anticipo e a pianificare meglio i movimenti, ma ha anche delle implicazioni tattiche. La possibilità di sbirciare oltre gli angoli senza esporsi realmente può ridurre la tensione degli scontri diretti, dando un vantaggio a chi sa sfruttare l’ambiente a proprio favore. 

Le Exo-Rigs sono uno degli elementi distintivi di Exoborne, non solo per il loro impatto estetico, ma per il modo in cui influenzano gli scontri. Ogni modello è pensato per adattarsi a uno stile di gioco specifico: Kodiak è perfetto per chi preferisce un approccio più resistente, capace di assorbire danni e travolgere gli avversari con un devastante attacco in caduta. Viper è la scelta ideale per chi ama il combattimento ravvicinato, con la possibilità di rigenerare salute a ogni uccisione e infliggere colpi letali nel corpo a corpo. Kral, invece, sacrifica la potenza offensiva in favore di una mobilità eccezionale, permettendo di eseguire salti prolungati e persino librarsi temporaneamente in aria.

Sulla carta, queste Exo-Rigs dovrebbero aggiungere profondità al gameplay, ma nel playtest non sempre hanno avuto il peso che ci si aspetterebbe. In molti casi, i giocatori mi sono sembrati più concentrati sull’utilizzo di armi modificate piuttosto che sulle abilità uniche delle tute, facendo sembrare queste ultime più un elemento di contorno. Il rischio, quindi, è che la loro presenza si riveli più scenografica che realmente determinante nelle dinamiche di gioco.

L’essenza di Exoborne può essere tradotta in un equilibrio fragile tra avidità e sopravvivenza, in quel momento in cui il desiderio di portare via il miglior bottino si scontra con la consapevolezza che restare troppo a lungo potrebbe trasformarti in un bersaglio. Ogni partita è una scommessa: quanto sei disposto a rischiare prima di tentare la fuga?

Il sistema Rebirth Trace aggiunge un ulteriore strato di tensione. Appena metti piede sulla mappa, un timer inizia a scorrere, e quando raggiunge lo zero, sulla mappa del mondo viene evidenziata la tua posizione, visibile anche agli altri giocatori. Ma il tempo non è l'unico dei nostri problemi. Gli Artefatti, tra gli oggetti più preziosi del gioco, non sono immediatamente utilizzabili. Per riscattarli servono delle chiavi, che a loro volta vanno trovate con un po' di fortuna durante l'esplorazione della mappa, mettendo il giocatore in una posizione di dubbio e vulnerabilità costante.

A complicare ulteriormente le cose c’è la gestione dell’inventario, che nelle prime fasi di gioco sembra sempre troppo piccolo per tutto ciò che uno vorrebbe riportare a casa. Ogni oggetto ha un valore, ma lo spazio è limitato, e ogni secondo passato a rimaneggiare il loot è un secondo in più in cui qualcuno potrebbe trovarci e mandare all'aria ogni nostra scelta. 

E poi c’è la paura più grande: la morte cancella tutto. Non solo il bottino appena raccolto, ma anche l’intero equipaggiamento con cui siamo entrati in partita. Se non c’è un compagno pronto a rianimarci, il tempo in partita finisce lì, lasciando tutto nelle mani di qualcun altro. Questo è il dilemma di ogni giocatore in Exoborne: quanto puoi permetterti di rischiare prima che l’avidità ti rovini? 

Prestazioni, gameplay e collaborazione: Exoborne riesce a trovare il giusto equilibrio?

L’ambiente in Exoborne non è solo uno sfondo suggestivo, ma un vero e proprio nemico. Tempeste di fulmini, tornado e fenomeni estremi non si limitano a creare atmosfera: cambiano radicalmente il modo in cui si gioca. Un tornado può diventare un mezzo di trasporto improvvisato, permettendo di spostarsi velocemente sulla mappa, ma può anche trasformarsi in una condanna a morte se ci si avvicina troppo. La pioggia battente rende inutilizzabili i paracadute, costringendo a trovare rapidamente un’alternativa per non restare bloccati a terra. Ogni partita è una lotta non solo contro i nemici, ma anche contro un ambiente ostile e imprevedibile, dove adattarsi in fretta può fare la differenza tra la vittoria e l’eliminazione.

Sul piano del puro gameplay, Exoborne funziona dannatamente bene. Il gunplay è reattivo e soddisfacente, il movimento è fluido e il level design della mappa offre tante possibilità tattiche. Il vero punto interrogativo, però, riguarda la collaborazione tra giocatori. Il gioco spinge verso la cooperazione, ma la comunicazione non sempre è efficace (almeno per quanto testato da noi). Non è raro trovarsi con compagni che pensano solo alla propria estrazione, ignorando completamente il destino della squadra, oppure ci è capitato di trovarci in squadre molto "rumorose" che hanno reso l'esperienza solo più caotica e poco soddisfacente. Questo aspetto potrebbe diventare un problema per chi si affida al matchmaking casuale, rendendo l’esperienza meno stabile per chi non gioca con un gruppo fisso.

Dal punto di vista tecnico, Exoborne si è dimostrato sorprendentemente stabile e fluido anche su configurazioni meno performanti. Durante il test sul nostro laptop con NVIDIA RTX 3060, il gioco ha mantenuto frame rate costanti e un'ottima reattività, senza cali evidenti o problemi di ottimizzazione. Questo è un punto a favore non da poco, considerando che il genere spesso richiede una certa stabilità per evitare svantaggi competitivi. Se la versione finale manterrà questo livello di ottimizzazione, il titolo potrebbe risultare accessibile a un pubblico più ampio, senza costringere i giocatori a possedere hardware di fascia -eccessivamente- alta.