Jade Empire

di Antonio Norfo
Fra le tante qualità annoverabili in un discorso incentrato su BioWare Corporation, certamente una delle più importanti da segnalare riguarderebbe il suo essere una società creativa altamente poliedrica. L'ideazione di sottomondi d'invenzione dotati di fascino e la riuscita interpretazione di altri preesistenti, è stata possibile per anni sul mercato pc, e da poco (con altrettanta bravura) su quello delle piattaforme casalinghe.
Un panorama, quest'ultimo, relativamente nuovo per il team canadese, capace ciononostante di focalizzare su di sé non pochi interessi fin dal principio. Annunciato al penultimo Tokyo Game Show, trascinatore dei visitatori del passato E³ (non pochi gli hanno consegnato la palma di miglior progetto della fiera) e plasmante un hype generale non di bassa entità, Jade Empire entra prepotentemente nelle liste dei desideri d'ogni utente Xbox e cultore del genere Action-Rpg che si rispetti. A dire se il risultato sarà equiparabile, superiore o meno alle aspettative, come sempre, sarà solamente la recensione (chiamata comunque a non tenerne conto), intanto quello che ci apprestiamo ora a presentare è un percorso concettuale le cui tappe non si scoprono certo oggi.


E' bene subito anticipare quanto tanti siano ancora i segreti celati dietro un simile impero, a partire dalla trama e da come in essa verranno implementati ed amalgamati il tema della vendetta, la sommossa guidata da un misterioso esule, la figura di un guerriero mascherato e non ultima in importanza la sorte di un imperscrutabile tiranno reggente (tutti fattori narrativi introdotti dal trailer di maggio). La sua atmosfera squisitamente esotica propone architetture, vestiario, flora e fauna che seguono una tematica attingente in pieno dalla visione mitologica cinese (un auspicio di complemento è che non subentrino affatto luoghi comuni) e soffermandosi sul versante estetico sembra d'assistere ad una dialettica di concezioni, occidentale ed orientale, il cui risultato audiovisivo dovrebbe premiare le scelte. L'estremo est, da sempre fonte di sogni ed interesse, è qui adattato in un generosissimo motore grafico, pronto a contendersi il podio tecnico con altri altisonanti esponenti generazionali (splendide le animazioni e piacevole la cura dei corsi d'acqua). Per il reparto stilistico (specie quanto concerne l'efficienza complessiva di accostamenti cromatici e del reale dettaglio) a parlare non può che essere di bel nuovo la prova finale: invero sarà basilare il supporto della colonna sonora, una voce sulla quale, parlando d'immersione virtuale e coincidenza con l'azione, non si può soprassedere (quanto orecchiato finora è sicuramente calzante, con percussioni ed archi a farla da padrone).


Il primo aspetto invece ad emergere dalla componente ludica è il fatto che il titolo in analisi non precluda dal suo codice una sorta di via etica, contrassegnata dai due estremi schieramenti (Bene e Male) e dall'opportunismo della posizione neutrale. Stando a quanto rilasciano i comunicati a tal proposito, la scelta del giocatore dovrebbe influenzare tanto il numero di locazioni esplorabili (alcune sono infatti accessibili a seconda dell'allineamento) quanto il rapporto con i personaggi non giocanti, un rapporto da sperare il più profondo possibile sia a livello comportamentale che verbale (ci riferiamo ai dialoghi, già fulcro narrativo delle vicissitudini Jedi e Sith). Se quanto appena descritto è in parte legabile all'esperienza Kotor, contrariamente si comporta il sistema di combattimento, deciso più che mai a rinnegare la stasi ed i tempi morti che per alcuni fruitori hanno rappresentato il più grande ostacolo delle vicissitudini stellari di cui sopra. I parametri da tenere a mente (sia in fase di selezione iniziale del personaggio sia nel corso dell'avventura) sono Body, Mind e Spirit, influenzanti a loro volta l'inclinazione verso la fisicità, l'arte esoterica o l'uso d'armi (assegnabile e ad una e ad entrambe le mani). Viene da sé che da veri artisti marziali tuttotondo le strade perseguibili saranno numerose (quella della specializzazione in una tecnica, quella del miglior bilanciamento effettuabile fra tutte o le sfumature che passano per i due antipodi) con un promettente alto tasso di versatilità e rigiocabilità del titolo.

Il controller Xbox dovrebbe affidare le azioni ai rispettivi tasti nella seguente maniera: con i dorsali si cambia il nemico da fronteggiare, con A ed X si attacca nelle due diverse tensioni concesse, con B si schiva o para (mansioni non di poca importanza) e con Y si dà luogo al fantomatico Focus. Mentre il pad digitale concede il cambio rapido di stile combattivo, alle levette analogiche è affidata la locomozione e la rotazione della telecamera (i tasti bianco e nero servono invece per curare e concentrare il "Chi"). Restano infine da citare le metamorfosi effettuabili, visto che mutare forma e passare dallo stato umano a quello bestiale potrebbe rivestire ruoli meno fine a sé stessi di quanto si penserebbe, sempre che all'incremento della forza bruta, scontato, segua un'importanza strategica (e la chiave di lettura bellica sta decisamente nel trovare il punto debole dell'antagonista).