Hot Milk, l’estate spagnola e lesbica di Emma Mackey è una cocente delusione: la recensione del film da Berlino

Era uno dei titoli più attesi del concorso, ma Hot Milk di caldo riserva solo una delusione, nonostante la protagonista Emma Mackey non si risparmi.

Hot Milk lestate spagnola e lesbica di Emma Mackey è una cocente delusione la recensione del film da Berlino

Il grande mistero di oggi al Berlinale Palast è chi abbia applaudito con una certa dose di convinzione Hot Milk al termine della proiezione mattutina, dato che pur avendo chiesto di persona e via chat a moltissimi colleghi italiani e stranieri non mi è riuscito di trovarne uno pronto ad ammettere - pubblicamente o anche privatamente - che il film gli fosse piaciuto.

C’erano molte attese sulla prima regia di Rebecca Lenkiewicz, sceneggiatrice di lungo corso a cui dobbiamo film come il bellissimo dramma polacco Ida e pellicole già in zona glamour saffico come Disobedience.

Sulla carta doveva essere il titolo sensuale in corsa per l’Orso, sorretto da un trio femminile di rilievo: la rivelazione di Sex Education Emma Mackey, Fiona Shaw e Vicky Krieps, interprete che tende ad avere un gusto sopraffino per i piccoli progetti europei. Non in questo caso, dato che ci troviamo di fronte al classico titolo che aspira ad avere un’atmosfera e delle suggestioni precise, ma non riesce mai ad azzeccare il modo e i tempi giusti per convincere il pubblico della bontà dell’operazione, spezzando la magia sin dall’avvio.

Hot Milk ruota attorno a un rapporto madre e figlia molto complicato. Sofia è una studentessa universitaria di antropologia che si occupa della madre Rose da anni inchiodata su una sedia a rotelle. La genitrice, arguta quanto dispotica, sin dall’avvio del film sembra avercela con il genere maschile. D’altronde il padre di Sofia le ha lasciate “perché ha trovato Dio” quando la giovane aveva solo quattro anni. Da allora le due hanno provato ogni terapia e specialista per rimettere in piedi la donna e alleviare i suoi dolori cronici, fino ad arrivare al misterioso guaritore Gómez (Vincent Perez), che opera in una lussuosa clinica privata in Almería.

Mentre attende la fine del consulto giornaliero della madre con il medico, Sofia vaga per la cittadina e la spiaggia spagnole, fino a imbattersi nella misteriosa Ingrid. È subito colpo di fulmine, con un sentimento così repentino da inquietare Sofia, che già nutre dubbi sulla possibilità che il medico possa guarire veramente la madre mentre lui scava nel passato della famiglia.

Hot Milk, l’estate spagnola e lesbica di Emma Mackey è una cocente delusione: la recensione del film da Berlino

Hot Milk sbaglia tutto, sin dall’introduzione dei suoi personaggi

Anche da spettatori si rimane parecchio inquietati dall’ingresso in scena di Krieps, che trotta a cavallo sulla spiaggia, accompagnata da una musichetta sognante che per un secondo fa venire il dubbio che ci sia un intento parodico dietro. Invece è solo l’inizio della fine della credibilità di un film che punta a far perdere il controllo della sua protagonista. Da una parte c’è l’eterno dubbio riguardante la madre e la sua misteriosa, inspiegabile condizione, per non parlare del rapporto con l’ex: il padre greco e Rose danno versioni diametralmente opposte della loro storia insieme e Sofia era troppo piccola per ricordare alcunché, quindi non sa a quale dei genitori credere.

La relazione sessuale con Ingrid è parimenti frustrante, perché la donna sembra prendersi gioco di lei: un momento è impegnatissima a sedurla, quello successivo impone nella vita della giovane amante inglese la presenza del suo presunto compagno, amoreggiando con lui in sua presenza.

Hot Milk vorrebbe essere il racconto di una giovane che due donne più mature di lei tentano di manipolare a proprio piacimento, intrappolate a loro volta in una rete di bugie e rimorsi che nascondono nel loro passato. Obiettivo non raggiunto da un film che sembra muoversi un po’ a casaccio, con una serie di scene mal collegate tra di loro e buttate lì sgraziatamente, di cui s’intuisce lo scopo solo guardando a film che hanno fatto la stessa cosa, ma meglio.

A livello di scrittura - che dovrebbe essere il forte di Rebecca Lenkiewicz, considerando il suo passato di sceneggiatrice - la pellicola alterna contrapposizioni frustranti tra Mackey con Shaw a quelle con Krieps, alla ricerca di falle nella loro versione dei fatti che le vede sempre come vittime. Solo che, forse a causa della poca dimestichezza con la regia, il film manca di sottolineare i passaggi rilevanti, regalando enorme intensità in scene talvolta inutili all’economia della storia e spingendo le protagoniste (specie Shaw) in un territorio così marcatamente eccessivo da sfiorare il macchiettismo.

Hot Milk non si può permettere il suo finale

Lo stesso dicasi per il finale. Se a precederlo ci fosse un film riuscito, sarebbe esattamente ciò per cui è stato concepito: la chiusura col botto di un film la cui protagonista è spinta all’esasperazione dalla continua incapacità di leggere davvero le intenzioni delle donne che ama, che rimangono convenientemente così morbosamente attaccate a lei da rendere difficile inquadrarle con la giusta prospettiva. Continuamente messa alla prova, Sofia decide di fare a sua volta la stessa cosa, fino a estreme conseguenze.

Il problema è che il film prima di questa chiusa forte proprio non c’é, tanto che durante la proiezione per la stampa nella mattinata berlinese si percepiva chiaramente nell’aria la sottile tensione silenziosa che si frantuma quando una pellicola mette un piede in fallo e perde la fiducia e talvolta persino l’attenzione del suo pubblico. Sul fronte registico poi non c’è davvero nulla di memorabile e anzi: Hot Milk finisce per centrare l’obiettivo di tirare fuori dalle tre protagoniste una delle loro performance peggiori di carriera.

 

Hot Milk

Durata: 93'

Nazione: Regno Unito

4

Voto

Redazione

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Hot Milk

Hot Milk? Più che altro hot mess, come si suol dire in inglese. L’esordio alla regia di Rebecca Lenkiewicz è davvero una cocente delusione. La pellicola evidenzia impietosamente come certi film debbano azzeccare da subito la giusta atmosfera nell’approccio allo spettatore, vendendo al loro pubblico una sottile, seducente fascinazione che renda credibile il loro crescendo drammatico. Tutto questo Hot Milk non riesce mai a farlo nel corso della sua intera durata. Un pasticcio in cui è difficile trovare qualcosa di buono da ricordare.

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