Bleach Rebirth of Souls: il gioco che aspettavamo… ma non come lo aspettavamo - La recensione
Un picchiaduro sorprendente nella sua profondità, travolto però da limiti tecnici su PC, sbavature narrative e un supporto online quasi inesistente.
BLEACH è una di quelle serie che non sembrano invecchiare mai. Il tratto distintivo di Tite Kubo, i toni sovrannaturali e i combattimenti coreografati con cura hanno segnato una generazione, mantenendo intatta la loro forza anche a distanza di anni. Una conferma recente è arrivata con Thousand-Year Blood War (l’arco narrativo finale del manga, incentrato sul conflitto tra il Gotei 13 e i Quincy guidati da Yhwach), portato sul piccolo schermo con una produzione moderna e curata, distribuita su Disney+, che ha saputo riportare l’opera al centro dell’attenzione.
In ambito videoludico, però, il percorso è stato più accidentato. A differenza di altri shonen come Naruto o Dragon Ball, che hanno trovato una loro dimensione interattiva attraverso titoli come Ultimate Ninja Storm o Budokai Tenkaichi (serie che hanno saputo trasformare l’energia e l’esuberanza degli anime in esperienze di gioco memorabili), l’universo di BLEACH non aveva ancora ricevuto un adattamento in grado di valorizzare davvero la sua identità.

Con Rebirth of Souls, Bandai Namco prova finalmente a colmare questa lacuna, promettendo un’esperienza pensata per chi conosce bene la saga ma accessibile anche a chi si affaccia per la prima volta al mondo degli Shinigami. L’impatto iniziale è senz’altro forte: le animazioni sono tra le migliori mai viste in un anime game, e le trasformazioni iconiche — dal Bankai alla Resurrección — restituiscono quel senso di potenza che da sempre accompagna la serie.
Ma non tutto fila liscio: problemi tecnici al lancio, instabilità su PC, assenza di funzionalità online fondamentali. Il risultato finale oscilla tra passione e frustrazione, lasciando spazio a una domanda inevitabile.
È davvero questo il gioco che i fan aspettavano da anni, o si tratta dell’ennesima occasione sprecata?
La modalità storia di Bleach Rebirth of Souls: lunga, densa, ma poco coinvolgente
Bleach: Rebirth of Souls non si limita a offrire scontri spettacolari: propone anche una modalità storia sorprendentemente estesa, capace di coprire interi archi narrativi del manga, dal primo incontro tra Ichigo e Rukia fino alla battaglia finale contro Aizen, che conclude l’arco degli Arrancar. Un tentativo lodevole, pensato per ripercorrere la serie principale senza filler, che si traduce in un pacchetto narrativo piuttosto corposo: oltre 20 ore di contenuti, tra cutscene, dialoghi e missioni, fanno di questa campagna una delle esperienze single player più longeve tra i recenti titoli anime.
Eppure, nonostante l’ambizione, la resa lascia a desiderare. Le sequenze narrative risultano spesso lente e poco incisive, con animazioni rigide, scarsa espressività nei volti e movimenti che raramente trasmettono pathos. Molti momenti iconici del manga vengono raccontati in modo piatto, oppure sintetizzati in poche battute. L’acquisizione dei poteri di Chad, l’amico di Ichigo che sviluppa braccia spirituali da combattimento, o quelli di Orihime, capace di curare e proteggere con la forza dei suoi spiriti, vengono appena citati, così come l’ingresso in scena di Urahara, l’enigmatico ex Capitano della Soul Society che guiderà Ichigo nei suoi primi passi da Shinigami. In molti casi, questi snodi narrativi vengono ridotti a immagini statiche e dialoghi rapidi, che mancano completamente del coinvolgimento emotivo che avevano nell’anime o nel manga.
La sensazione è quella di una regia piatta, poco ispirata, lontana da quella forza visiva che BLEACH ha sempre saputo evocare. Una carenza che si avverte ancora di più per chi, come me, ha sempre apprezzato l’uso dinamico delle inquadrature e il ritmo serrato delle tavole di Tite Kubo. I dialoghi, inoltre, risultano spesso eccessivamente verbosi, tanto da rendere la visione delle scene una maratona a tratti faticosa, nonostante il buon doppiaggio originale.
A ravvivare il tutto ci pensano alcune missioni opzionali, le sfide extra presenti in ogni scontro — che offrono punti utili per potenziare i personaggi — e la modalità Secret Story, che aggiunge prospettive alternative su eventi noti della saga con un tocco di fan service ben calibrato. Tutti elementi che, pur non correggendo i difetti di fondo, contribuiscono ad arricchire il contenuto e ad aumentare la longevità complessiva dell’esperienza, portandola ben oltre la sola trama principale.
Per chi conosce bene la saga, tutto questo può rappresentare un viaggio nella memoria. Ma per un neofita, il rischio è quello di trovarsi davanti a una storia confusa, affrettata e a tratti frustrante.
Un sistema ibrido, profondo e sorprendentemente tecnico
A differenza di molti altri giochi tratti da anime, Bleach: Rebirth of Souls non si limita a proporre scontri spettacolari: sotto la superficie da arena fighter si nasconde un sistema di combattimento più profondo di quanto si possa immaginare. Il titolo di Bandai Namco prende ispirazione dai classici picchiaduro a incontri, mescolando la libertà tridimensionale degli scontri con meccaniche che ricordano Guilty Gear o Soul Calibur.
Il gameplay ruota attorno a un sistema a triangolo, simile alla morra cinese: gli attacchi interrompono i breaker, i breaker infrangono le parate e le parate bloccano gli attacchi. A questo si aggiungono meccaniche avanzate come i Flash Step, i colpi caricati, le mosse specifiche del personaggio e le devastanti Kikon Move, eseguibili quando l’avversario è in condizione critica. Ogni personaggio dispone di nove Konpaku (le cosiddette “vite”) che vanno eliminate una per una: per farlo, bisogna ridurre la barra della salute a zero, poi eseguire una finisher per distruggere un Konpaku. Ma attenzione: ogni barra persa rende l’avversario più pericoloso, aumentando il suo potenziale offensivo e sbloccando trasformazioni intermedie o mosse più potenti.

Il cuore strategico del gioco è però racchiuso nella gestione delle risorse. Gli attacchi rapidi ricaricano la Spiritual Pressure, utilizzata per lanciare tecniche speciali e spezzare le difese avversarie. Il Reverse Gauge è invece una barra multiuso che consente di cancellare combo, scattare in avanti con vantaggio o interrompere sequenze difensive, proprio come accade nel sistema Roman Cancel di alcuni picchiaduro tecnici. Questo aggiunge un livello di profondità sorprendente, soprattutto nelle fasi più avanzate del combattimento.
Non mancano poi le trasformazioni iconiche, rese con sequenze cinematiche spettacolari: ogni personaggio può risvegliare il proprio potere più profondo, passando allo Shikai o al Bankai nel caso degli Shinigami (una forma evoluta della Zanpakut, spesso legata a un drastico incremento di potenza) o alla Resurrección per gli Arrancar (la loro vera forma liberata). Alcuni personaggi, come Ichigo, arrivano persino a un’ulteriore evoluzione, evocando la loro controparte Hollow in battaglia.
Anche la modalità storia è arricchita da un sistema di sfide opzionali, presenti in ogni match: completarle consente di guadagnare punti extra utili a sbloccare bonus, potenziamenti e contenuti secondari. Sono un’aggiunta interessante per chi ama completare tutto al 100%, ma restano accessorie rispetto al cuore della progressione.
Una menzione speciale va fatta ai match locali offline, che nel mio caso sono stati il fulcro dell’esperienza. In assenza di una modalità competitiva online solida, gli scontri a due giocatori in locale sono diventati il modo migliore per sperimentare il roster, provare combo, testare strategie e — soprattutto — divertirsi. Il ritmo frenetico, le animazioni spettacolari e l’immediatezza dei controlli rendono Rebirth of Souls perfetto anche per una sessione veloce tra amici.
Il roster, infine, è ampio e ben costruito, con personaggi che riflettono fedelmente stile, movenze e poteri della serie originale. Una cura che si percepisce subito, e che riesce a dare forma a un sistema tecnico ma accessibile, capace di sorprendere anche chi ha poca familiarità con il genere.
Comparto tecnico su PC: un potenziale sprecato tra crash, lag e occasioni mancate
Al lancio, la versione PC di BLEACH: Rebirth of Souls si è rivelata un’esperienza frustrante per molti utenti. Numerosi giocatori hanno segnalato crash immediati all’avvio, che impedivano perfino di accedere al menu principale. Anche dopo le prime patch, l’ottimizzazione rimane altalenante. Su un laptop con RTX 3060 e schermo Full HD a 360Hz, la situazione è migliorata solo in parte: con preset grafici su "alto" e DLSS attivo, si riesce a mantenere circa 60 FPS stabili nelle battaglie offline, ma il frame rate cala durante le cutscene o in alcune sequenze online, compromettendo la fluidità generale — un problema grave per un titolo che si presenta come picchiaduro.
L’interfaccia delle opzioni video è limitata, con un’impostazione di blocco a 30 FPS ancora presente nel menu, e nessuna possibilità di personalizzare in modo approfondito la frequenza dei fotogrammi o la gestione delle risorse. Il comparto online, poi, rappresenta il punto più critico. Il gioco non supporta il rollback netcode, una tecnologia fondamentale nei picchiaduro moderni che consente di predire i comandi dell’avversario per compensare il lag, garantendo match più fluidi anche a distanza. Al suo posto troviamo un netcode basato sul delay, che risulta spesso instabile e poco responsivo.

Il matchmaking è mal progettato: non è possibile filtrare le connessioni per qualità, né visualizzare il ping degli avversari prima di entrare in partita. Le stanze online funzionano a tentativi, costringendo a lunghi caricamenti per verificare la stabilità della connessione, e manca perfino una modalità spettatore, rendendo impossibili anche eventi amatoriali o tornei tra amici. L’assenza delle classifiche (ranked) al lancio è un ulteriore colpo alla longevità del titolo: senza una struttura competitiva funzionante, molti utenti si ritrovano senza motivazioni per continuare a giocare una volta completata la campagna.
Rebirth of Souls ha una base tecnica che potrebbe brillare su hardware di fascia media, ma viene affossata da una gestione superficiale dell’online, instabilità all’avvio, e una cura insufficiente nelle impostazioni grafiche. Un vero peccato, perché le fondamenta del gameplay ci sono — ma senza un supporto strutturale adeguato, rischiano di crollare.
Versione Testata: PC
Voto
Redazione

Bleach Rebirth of Souls
Un gameplay solido e una direzione artistica che omaggia con cura l'opera originale rendono Bleach Rebirth of Souls una proposta intrigante per chi conosce e ama la saga. Tuttavia, problemi tecnici e una modalità storia poco incisiva ne riducono l’impatto complessivo, lasciando spazio a un’esperienza che diverte, ma non riesce mai davvero a brillare.