Sword of the Berserker

di Redazione Gamesurf
LA GIOCABILITÀ DI UN TEMPO
Per quanto il concept di gioco sia estremamente datato e perfino banale, ciò che conta é che le sensazioni che vengono trasmesse siano forti ed incisive, e questo é senz'altro vero
Il sistema di controllo é ben congeniato, e dopo un piccolo apprendimento si fa subito a controllare Gatsu in maniera precisa ed efficiente
Soprattutto, il titolo é divertente e sfizioso nei suoi connotati più veri, e offre una sfida ad alta concentrazione. I nemici di una certa caratura, quelli che fanno letteralmente sputare sangue prima di sconfiggerli, sono tanti e ottimamente caratterizzati, reinterpretando quel concetto di boss finale ormai del tutto in disuso. Certo, se ci fosse stata più libertà di azione il gioco non ne avrebbe che giovato, e dopo un po' il tutto inizia a diventare ripetitivo: in sintesi, non bisogna fare altro che affettare tutta la gente che si trova ad ostacolarci, pur con valide alternative nei modi. In compenso, la struttura narrativa che sorregge il tutto é degna del miglior volumetto originale by Miura, anche se eccessivamente breve. E dopo aver ripulito uno stage, filmati calcolati in tempo reale provvederanno a illustrarci tutto l'evolversi della trama e a tendere il filo della tensione come una corda di violino. Le atmosfere cupe, tetre e grottesche non mancheranno di stupire anche il lettore più attento di Miura, e buona parte del merito va anche alla programmazione del motore poligonale. I volti dei personaggi principali dell'avventura non si distinguono dalla computer grafica, e le animazioni facciali di Gatsu e compagni sono le migliori che siano mai capitate di vedere. Anche le strutture cittadine sono state realizzate senza risparmiare neppure un poligono, e il risultato é ottimo anche dal lato "edilizio", pur senza rallentamenti. Una tirata d'orecchi si potrebbe fare, semmai, per le animazioni che risultano decisamente legnose, ma in un contesto di tale eccellenza grafica si può benissimo perdonare questa mancanza