Åremorden - Gli omicidi di Åre: la recensione della serie svedese di Netflix

Una storia carica di tensione ma gestita con i tempi sbagliati

�remorden  Gli omicidi di �re la recensione della serie svedese di Netflix

Io sono rimasta un po’ interdetta: un omicidio, un’indagine e poi, a metà del terzo episodio, la soluzione. Attenzione, quindi, perché lascia spiazzati: Netflix la presenta come una miniserie in 5 episodi, in realtà è una serie vera e propria con due storie diverse affrontate in modo consecutivo. In sostanza, 2 storie in 5 episodi. Una volta saputo questo, avrete le informazioni necessarie per godervela al meglio, perché Åremorden - Gli omicidi di Åre Morden, la serie svedese di Netflix disponibile dal 6 febbraio, è davvero ben fatta.

La trama di Åremorden - Gli omicidi di Åre

Åremorden - Gli omicidi di Åre: la recensione della serie svedese di Netflix

Una volta compreso che si tratta di due episodi della medesima serie, la trama non può che ricondurci alla protagonista: la poliziotta di Stoccolma Hanna Ahlander (Carla Sehn), dopo una brutta vicenda sul lavoro, viene messa in congedo. Si trasferisce quindi a casa della sorella e del cognato, che sono via, per trascorrere del tempo in pace nella (apparentemente) tranquilla cittadina di Åre, in montagna, immersa nella natura e nella neve. Ma la sera stessa del suo arrivo, Hanna scopre che una ragazzina di 17 anni è scomparsa. L’intera città si mobilita per cercarla mentre Hanna decide di unirsi alla polizia locale per aiutare con il caso. Imbattendosi, più avanti, anche nell’omicidio di un uomo…

La fretta è cattiva consigliera

Åremorden - Gli omicidi di Åre: la recensione della serie svedese di Netflix

Åremorden - Gli omicidi di Åre ha tutte le potenzialità per ottenere successo: una messa in scena curata, un budget ricco, una schiera di bravi interpreti. La scelta di distribuire 5 episodi con 2 diverse storie però, come dicevamo, è spiazzante. Capiamo subito che Hanna è la protagonista, accanto al poliziotto locale (interpretato da Kardo Razzazi). Ma non abbiamo il tempo di seguire le canoniche tappe di presentazione del personaggio per l’eccessiva fretta: la prima storia viene risolta con troppa velocità, lasciando sullo sfondo tutta una serie di personaggi e di tematiche che aveva introdotto lasciandoci credere di essere di fronte a una miniserie.

Non facciamo in tempo a immergerci nell’atmosfera della prima storia che ci troviamo già in una situazione diversa: Hanna è appena arrivata, dovrebbe fermarsi solo un mese per lavorare in città, eppure nella seconda storia la ritroviamo introdotta nella vita cittadina e coi colleghi come se fossero passati anni.

Le interessanti storie personali dei vari personaggi passano in secondo piano all’improvviso, vengono messe da parte e poi tornano alla ribalta.

C’è confusione, nella stesura della sceneggiatura.

Un ritmo altalenante

Åremorden - Gli omicidi di Åre: la recensione della serie svedese di Netflix

Entrambe le storie presentate dai 5 episodi, tipiche di una serie crime, funzionano e sono interessanti. Ma vengono sviluppate con i tempi e soprattutto con il ritmo sbagliato.

La specializzazione di Hanna in violenza domestica, che fa da filo conduttore alla narrazione, finisce per diventare quasi un elemento secondario. Il cambiamento nei rapporti fra colleghi è forzato, affrettato, come se tutti i personaggi fossero mandati allo sbaraglio senza uno studio attento delle tempistiche.

La sensazione che restituiscono è proprio questa, ed è un peccato perché, ripeto, la realizzazione è di ottimo livello.

L’uso della fotografia è fortemente simbolico: calda - perfino all’esterno, in mezzo alla neve, quando tutto va bene o sta per risolversi. Fredda, sia nei suggestivi ambienti esterni che in quelli esterni - fatti di case interamente di legno e piene di calore - quando la storia ci porta verso sviluppi o eventi negativi, spaventosi.

Anche la scelta di far confidare un agente con l’ultima arrivata, dopo tanto tempo senza farlo con i colleghi che frequenta da un periodo molto più lungo, conferma la mancanza di equilibrio in sceneggiatura.

Ambientato in una stazione sciistica al confine con la Norvegia, il racconto incentrato su Hanna è tratto dai romanzi di Viveca Sten, ma non ne ha la proporzione. Il senso della misura e del tempo.

Peccato, perché con un lavoro di adattamento più curato, meno frettoloso, il risultato sarebbe stato nettamente superiore: Åremorden è un buon nordic thriller, ma si perde nella mancanza di equilibrio narrativo.

6.5

Voto

Redazione

Aremordenwebp

Åremorden - Gli omicidi di Åre: la recensione della serie svedese di Netflix

Åremorden - Gli omicidi di Åre è la nuova serie svedese di Netflix, disponibile dal 6 febbraio. Ispirata ai romanzi di Viveca Sten, è ambientata in una cittadina di montagna, rinomata stazione sciistica immersa nella natura e nella neve. Benché sia presentata come una miniserie, si tratta di una serie vera e propria che ci racconta 2 diverse storie - non legate fra loro - in 5 episodi

La messa in scena è accurata e gli interpreti sono molto bravi (soprattutto la protagonista Carla Sehn), ma c’è una mancanza di equilibrio narrativo che trasforma un potenziale ottimo prodotto in uno più che sufficiente, ma non certo eccelso. Una stesura più attenta della sceneggiatura, che giustifichi la presentazione adeguata dei personaggi e delle dinamiche psicologiche che li riguardano, avrebbe fatto la differenza. Sapendo cosa ci aspetta - 2 distinte storie, senza un adeguato approfondimento - è più facile godersi la visione.

Iscriviti alla Newsletter

Resta aggiornato sul mondo Gamesurf: anteprime, recensioni, prove e tanto altro.

ISCRIVITI