L’arte della gioia è una serie strepitosa nella sua sfrontatezza: un gioiello italiano, di cui andare orgogliosi

Dopo M. il figlio del secolo, Sky mette a segno un altro grande colpo seriale: L’arte della gioia è un titolo di grandissimo fascino, con una produzione strepitosa.

Che annata ci sta regalando Sky sul fronte seriale. Non abbiamo ancora riassorbito l’impatto di M. il figlio del secolo che ecco approdare sui suoi palinsesti una serie altrettanto coraggiosa nel affrontare temi non semplici e altrettanto portentosa in come li porta su piccolo schermo. Non sono i primi a carezzare l’ideale di adattare L’arte della gioia, ma forse potevano essere gli unici a farlo, almeno nel panorama italiano: l’amorale, irriverente, scandaloso romanzo di Goliarda Sapienza, per anni vittima di censura in Italia, richiedeva una grande libertà espressiva per essere trasposto in maniera efficace, per rendere giustizia alla sua incredibile protagonista.

Modesta solo di nome, umile solo di origini: la creatura plasmata dalla scrittura di Goliarda Sapienza è infatti un personaggio che fa della propria amoralità la sua stella polare, ritrovandosi in una posizione di assoluto svantaggio - per mancanza di mezzi e conoscenza - in due mondi chiusi e ostili dell'Italia ingiusta, classista e in via di trasformazione irreversibile d'inizio Novecento. Prima in quello di un convento siciliano casa delle religiose provenienti dalle famiglie bene dell'isola siciliana, poi nel buen retiro bucolico di una ricca famiglia nobiliare.

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La serie si apre con la sua fuga di bambina dall’incendio che ne cancella la famiglia, facendola approdare nel mondo inaccessibile ma per lei salvifico del convento in tenera età. Qui Modesta rimane un’outsider tra le signorine della buona società mandate dalle famiglie a prendere i voti, ma con un’intelligenza e una innata e incancellabile di non accettare passivamente le norme sociali. Comincia così un lungo cammino di presa di consapevolezza dei propri desideri, d’inseguimento delle proprie ambizioni, fino a costruirsi un angolo di mondo che funzioni come l’aggrada.

L'arte della gioia è una grande serie plasmata su un personaggio davvero memorabile

Un po’ Bella Baxter di Povere Creature! un po’ l’incendiaria protagonista di Ritratto di una giovane in fiamme, Modesta ci guida nella sua stessa storia, commentandola direttamente con noi, come faceva il Mussolini di Luca Marinelli in M. il figlio del secolo, prendendo a picconate la quarta parete. Raccontandoci come la gioia sia il suo faro, la sua guida. Come la tragga (e spesso la rubi) da situazioni o persone inaspettate, con veri e propri tradimenti o atti delittuosi. Nonostante la vita le abbia messo sin da piccolissima pesi enormi addosso, Modesta non abbassa mai la testa e anzi: cresce in bellezza e ambizione all’ombra dell’immagine rassicurante che proietta all’esterno, compresa e capita nella sua essenza solo da pochissimi, a un prezzo altissimo.

Protagonista, eroina e diabolica cattiva della sua stessa storia, Modesta è semplicemente irresistibile. Per madre Leonora (Jasmine Trinca), una religiosa illuminata e una donna tormentata che le fa da madre surrogata fin quando la relazione tra le due prende una piega più sinistra e conflittuale. Per la principessa Gaia Brandiforti (Valeria Bruni Tedeschi) ricca nobildonna dal comportamento imprevedibile, ancorata alla sua casa di campagna e ai suoi morti, al contempo incurante e acutissima. Impossibile non scomodare un paragone col Gattopardo nella saga dei Brandiforti in cui un’estranea come Modesta si scava uno spazio, conquistando la fiducia e l’affezione di Beatrice "Cavallina"(Alma Noce), la giovane erede della principessa.

Modesta conquista persino noi, che dal divano la guardiamo talvolta ammirati, talvolta raggelati di fronte a una libertà assoluta e anticonvenzionale di pensiero, che la spinge talvolta a scelte feroci, talvolta a momenti di grande solidarietà e tenerezza. La sua ascesa, questo è certo, la conquista avendo la meglio a mani nude sui sistemi sociali che la incatenato (inizialmente in maniera letteralre): la povertà del contesto familiare, la rigidità del mondo religioso, lo snobismo di quello nobiliare.

L’arte della gioia è una serie strepitosa nella sua sfrontatezza: un gioiello italiano, di cui andare orgogliosi

Tecla Insolia è la rivelazione di un cast ricchissimo di giovani talenti

Se il merito di una storia così cruda, disinibita e avvincente va a Goliarda Sapienza e al team di sceneggiatori che hanno condensato la prima parte del suo romanzo fiume in sei episodi che si vedono tutti d’un fiato, bisogna davvero spendere due parole su cast e produzione. A partire dall’incredibile talento della giovane Tecla Insolia, che affronta un ruolo complesso e impegnativo (anche sul fronte fisico) a soli 18 anni con la forza espressiva di una veterana. Il resto del cast è benedetto da scelte d’interpreti davvero azzeccate, con veterane come Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi con cui Insolia si confronta senza scomparire, nonostante sia appena al suo terzo progetto di carriera e il primo da protagonista.

Sapienza però regala sia a Trinca sia a Bruni Tedeschi personaggi molto ricchi e sfaccettati, che esaltano le sfumature ambigue che entrambe le interpreti sanno incarnare. Trinca nasconde e poi mostra con abilità le contraddizioni profondissime di quella che si dimostra una sopravvissuta, ma a incantare ancor di più è Bruni Tedeschi. Dapprima quasi comido, la sua principessa raggiunge una considerevole vis drammatica nel raccontare delusioni e illusioni di una donna fermamente convinta della sua superiorità di class. Anziana e dispotica, capricciosa e priva di pragmatismo, ma non della capacità di leggere gli umori del mondo, la sua principessa è davvero la controparte perfetta del principe del Gattopardo, ancorata com’è a un mondo che sta scomparendo, ma dentro cui i pochi sopravvissuti dettano ancora legge.

Una grande storia e un grande cast non risalterebbero tanto se non ci fosse attorno una produzione di altissimo livello: scenografie, costumi, musiche, fotografia. Tutto si muove nel pieno dello standard internazionale della migliore e più blasonata serialità. L'arte della gioia sconfina nel cinematografico nel miglior senso del termine e chi l'ha visto su grande schermo può testimoniare quanto abbia meritato di stare anche su grande schermo. 

L’arte della gioia è una serie strepitosa nella sua sfrontatezza: un gioiello italiano, di cui andare orgogliosi

Valeria Golino, regista di buona parte degli episodi, showrunner di L’arte della gioia e conoscente di Goliarda Sapienza, sembra aver imparato perfettamente la lezione di Céline Sciamma e dei suoi lavori migliori. Golino come regista sembra aver assorbito la forza e la sensibilità della collega francese con cui ha lavorato come attrice. Nella sua prima serie da regista si dimostra in grado di tratteggiare grandi figure femminili infiammate dalle proprie sensazioni, dai propri sentimenti. Allo stesso tempo sa quando farci immergere in questa Sicilia protetta e privilegiata e quando farci guardare dentro gli occhi di Modesta, cercando di capire la sua verità.

 

L'arte della gioia

Nazione: Italia

9

Voto

Redazione

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L'arte della gioia

Il 2025 ci consegna una Sky con ambizioni seriali enormi, che vanno ben oltre i confini nazionali ma che partono sempre da una fonte, un’ispirazione letteraria autoctona di assoluto pregio. Golino ha il grande merito di non aver tentato di trasformare L’arte della gioia in qualcosa di convenzionale, chiedendo a Tecla Insolia di non tirarsi indietro di fronte a nudi, scene dirompenti sia per carnalità sia per spiritualità, capaci di turbarci come solo chi aspira a una libertà completa e assoluta, a partire dalle norme della società e dal giudizio degli altri, è in grado di fare.

Benedetta da una produzione impeccabile e ambiziosa quanto Modesta, impreziosita da un cast di assoluto livello anche tra i suoi interpreti più giovani, L’arte della gioia è quel tipo di serie che, inclusa in un palinsesto come quello di una HBO, non sembrerebbe assolutamente fuori posto, anzi. Modesta raccoglie il testimone dell’ultima grande serie italiana raccontata da una prospettiva femminile così dirompente e iconica (L’amica geniale) e si muove su quel livello, senza nemmeno l’appoggio di una coproduzione internazionale. Scandalosa, indomita, bellissima: è già una delle migliori serie del 2025. Un gioiello da non perdere. 

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