Toxic Town: la drammatica storia vera dei bimbi malati (o peggio) per l’inquinamento a Corby

Una miniserie eccellente... E necessaria.

di Chiara Poli

Toxic Town è una di quelle serie che andrebbero viste. Da tutti.

La cittadina inglese di Corby è una cittadina situata nella contea del Northamptonshire, in Inghilterra. Sebbene si trovi in Inghilterra, è nota per i suoi profondi legami con la Scozia, guadagnandosi il soprannome di Little Scotland (piccola Scozia). Questa connessione si deve soprattutto all’arrivo dei moltissimi lavoratori scozzesi durante il XX secolo, quando l’industria siderurgica locale era in piena espansione.

Corby è stata al centro delle cronache e di una lunga battaglia legale per i sospetti legami fra l’inquinamento durante la bonifica delle aree industriali e la mortalità e le malformazioni fetali.

Netflix ci racconta in 4 episodi con una miniserie toccante e ottimamente realizzata la storia vera di come un gruppo di madri abbia condotto una battaglia che ha cambiato le normative inglesi sull’ambiente.

La storia di Corby


Per molti secoli, Corby è rimasta il piccolo villaggio agricolo che era sempre stata. Fino alla scoperta di importanti giacimenti di ferro nel XIX secolo che ha rapidamente portato a una industrializzazione, culminata con la fondazione della Corby Steelworks, l’acciaieria della città, nei primi decenni del XX secolo.

Negli anni ’30 anche la compagnia siderurgica Stewart & Lloyds ha investito in modo massiccio nella zona, trasformando Corby in un importante centro siderurgico. L’espansione industriale ha portato al già citato afflusso di lavoratori, soprattutto dalla Scozia, attratti dalle opportunità di lavoro.

L’industria siderurgica ha dominato in modo assoluto l’economia locale fino agli anni ’70, quando la concorrenza globale e le difficoltà economiche hanno portato alla chiusura delle acciaierie nel 1980. Com’è facile capire, l’evento ha avuto un impatto devastante sulla città, con un forte aumento della disoccupazione e un importante declino economico.

Negli anni successivi, Corby ha cercato di diversificare la propria economia, riqualificando le aree dismesse. Con l’arrivo del Nuovo Millennio la città ha beneficiato di rigenerazione urbana con nuovi progetti abitativi, commerciali e infrastrutturali. Ma il 2009 è stato importante anche per un altro evento che ha coinvolto la città…

La vicenda dei cluster di bambini nati con malformazioni congenite a Corby è legata alla gestione dei rifiuti tossici e all’inquinamento derivante dall’industria siderurgica, in particolare dopo la chiusura delle acciaierie. Nel 2009 si è concluso il processo, una storica battaglia legale che ha avuto in impatto determinante sulla successiva regolamentazione ambientale nel Regno Unito.

Il caso di Corby: la storia vera


Come anticipato, e raccontato dalla serie, a creare gli enormi e drammatici problemi di salute è stata la contaminazione di vaste aree della città con i rifiuti tossici durante la bonifica delle aree industriali dismesse. Da qui il titolo della miniserie britannica di Netflix: Toxic City, la città tossica.

Le malformazioni agli arti dei nascituri, incredibilmente diffuse nell’area cittadina, sono state ricondotte alle famiglie che vivevano nelle zone circostanti alle aree di bonifica.

Su iniziativa di un giornalista investigativo, interessato ai cluster di malformazioni, un gruppo di madri rilasciò dichiarazioni che le portarono a incontrarsi e a creare un gruppo per indagare sui problemi dei loro bambini. Nel 2006, 16 famiglie hanno intentato una causa contro il consiglio municipale di Corby accusandolo di negligenza nella gestione dei rifiuti tossici durante la bonifica.

Dopo un lungo processo, nel luglio 2009 l’Alta Corte di Londra ha emesso una sentenza storica, destinata a cambiare per sempre le norme legislative del Regno Unito.

Toxic Town


Una sentenza alla quale veniamo condotti tramite una miniserie eccezionale, disponibile su Netflix dal 27 febbraio e che si concentra principalmente su tre madri, guidate da Susan McIntyre (una Jodie Whittaker, ex primo Dottore donna in Doctor Who brava come non mai). Tracey Taylor (Aimee Lou Wood, Sex Education) e Maggie Mahon (Claudia Jessie di Bridgerton) si uniscono alla battaglia di Susan, nel doloroso racconto di fatti personali di rilevanza universale.

La serie esplora il periodo tra il 1995 e il 2009, mettendo in luce la determinazione e il coraggio di queste madri nel cercare giustizia per i loro figli, nonostante le avversità e l’opposizione delle autorità locali.

Accanto a loro, dal momento del concepimento al calvario per cercare di rendere la vita dei loro bambini il meno dolorosa possibile, ci sono una serie di personaggi che rappresentano i burocrati avidi della città capeggiati da Roy Thomas (il grande Brendan Coyle di Downton Abbey), ma c’è anche il consigliere Sam Hagan (personaggio reale, interpretato da un altro grande: Robert Carlyle di Trainspotting, Full Monty e 28 settimane dopo), l’impiegato comunale Ted (Stephen McMillan, Harvest) determinante per la lotta delle madri, e infine l’avvocato originario di Corby Des Collins (il sempre perfetto Rory Kinnear, Penny Dreadful).

Un gruppo di uomini e di donne si uniscono per combattere una battaglia giusta, per quanto dolorosa, in un racconto emozionante, commovente, drammatico. Un racconto che ti strappa il cuore ma riesce anche a ispirarti. Facendoti pensare a Erin Brokovich (il film da Oscar con Julia Roberts, altra storia vera delle conseguenze dell’inquinamento sulla salute pubblica) e a come niente possa fermare una madre determinata a garantire ai propri figli il diritto alla vita.

Toxic Town ci regala tante interpretazioni intense, una narrazione coinvolgente, una storia di ingiustizia che mette in risalto la forza e la determinazione delle piccole comunità di fronte alle avversità.

Con un uso grandioso della colonna sonora e una storia che non potrete mai, mai più dimenticare.

Toxic Town è un’opera potente e soprattutto necessaria. Oltre a essere un dramma avvincente, rappresenta una denuncia sociale che porta alla luce uno scandalo che ha segnato la storia del Regno Unito. Cast perfetto, regia solida e scrittura avvincente, rendono questa miniserie destinata a lasciare un segno profondo nel pubblico.