Ma sei Serial? Speciale The Wire

Un viaggio per rendere omaggio a una serie di grande valore

Ma sei Serial Speciale The Wire

Nell’ormai lontano 2 giugno 2002, su HBO andò in onda l’episodio pilota di una serie destinata a  diventare una delle più acclamate di sempre, senza vincere Emmy né Golden Globes (e questo la dice lunga).

The Wire, protagonista del nuovo episodio di Ma sei Serial?, il podcast di GameSurf dedicato alla serie TV, non è “solo” una serie TV: è un’indagine profonda, lucida, spietata sulla società americana.

Creata da David Simon, ex giornalista del Baltimore Sun, The Wire nasce dall’osservazione diretta della realtà cittadina di Baltimora. Al suo fianco nella scrittura c’è Ed Burns, ex detective che lo aiuta a rendere perfetta la stesura della sceneggiatura: uno conosce le dinamiche della strada, l’altro le sa raccontare.

The Wire - il podcast

La serie ci porta dentro al cuore di una città afflitta dal crimine, dalla corruzione e da un sistema che sembra non funzionare mai. Ma non lo fa attraverso i soliti stereotipi.

The Wire è lenta, complessa, stratificata. Ti chiede tempo. Ma in cambio, ti regala una delle esperienze più potenti mai viste in TV.

Il titolo fa riferimento ai “fili”, i cavi per le intercettazioni usati dalla polizia per monitorare le gang, strumenti indispensabili per procurarsi le prove necessarie a cercare di stroncare il traffico di stupefacenti. Ma è anche un simbolo più profondo: The Wire ci connette, come un filo, a un mondo nascosto, quello delle storie vere dietro le statistiche.

5 stagioni, 5 ambientazioni, 1 sola storia

Ma sei Serial? Speciale The Wire

La serie ha una struttura insolita: non è una serie antologica, eppure ogni stagione si concentra su un settore diverso della società: dal traffico di droga ai traffici illeciti portuali, dalla politica al sistema scolastico fino alle distorsioni della realtà da parte dei mass media.

5 stagioni e 60 episodi con un cast straordinario, per una serie corale in cui i punti di vista sono sempre due: quello dei criminali e quello delle forze dell’ordine.

Dominic West (The Affair) è l’irrequieto e tormentato detective Jimmy McNulty, Idris Elba (Luther) è il glaciale Stringer Bell, criminale con una mentalità imprenditoriale, Lance Reddick (John Wick) è il tenente Daniels, a capo degli investigatori, Sonja Sohn (Will Trent) è la detective Kima Greggs combattiva e intensa, specializzata in operazioni sotto copertura. E poi l’indimenticabile - prematuramente scomparso come Lance Reddick - Michael K. Williams (Boardwalk Empire) nei panni di Omar Little, uno dei personaggi più iconici nella storia della TV: un rapinatore che deruba solo i pusher, con un rigido codice d’onore.

Attorno a loro, una miriade di personaggi indimenticabili: il tossicodipendente Bubbles (Andre Royo, Empire), la killer spietata Snoop Pearson (interpretata da un’autentica ex criminale), l’ambiguo consigliere Tommy Carcetti (Aiden Gillen, Il trono di spade) e tanti, tantissimi altri.

Inclusi ovviamente, fra le fila delle forze dell’ordine, Domenick Lombardozzi (Tulsa King), Seth Gilliam (The Walking Dead), Clarke Peters (Tre manifesti a Ebbing, Missour) e Wendell Pierce (Jack Ryan).

il detective Bunk Morelande (Wendell Pierce, *, i giovani Randy, Dukie, Namond e Michael che cercano una via d’uscita da un mondo che li vuole già sconfitti.

Parola d’ordine: verosimiglianza

Ma sei Serial? Speciale The Wire

Uno degli aspetti più straordinari della serie è la credibilità: i dialoghi, i quartieri, le dinamiche sociali… Tutto è studiato nei minimi dettagli per risultare verosimile, aderente alla realtà di Baltimora. Simon e Burns hanno portato ciò che hanno visto e vissuto sullo schermo, senza edulcorare nulla. Hanno ascoltato ore di intercettazioni vere, parlato con veri spacciatori, veri poliziotti, veri insegnanti. Nessun personaggio è caricaturale, nessuna scena è scritta solo per stupire. Tutto ha una sua logica, perfino il più piccolo e apparentemente insignificante elemento finisce per risultare significativo nel disegno generale della narrazione.

The Wire è anche una critica feroce al sistema. Mostra come ogni istituzione - polizia, scuola, politica, stampa - sia intrappolata in meccanismi che impediscono il cambiamento. I personaggi cercano di fare la cosa giusta, ma quasi sempre il sistema li inghiotte. La speranza si sgretola episodio dopo episodio. Eppure, non si riesce a smettere di guardare.

Un esempio perfetto? Tommy Carcetti. Inizia come il politico giovane e idealista. Vuole cambiare tutto, ma per sopravvivere deve scendere a compromessi. Alla fine, diventa esattamente ciò che voleva combattere. E questo accade a molti altri nella serie.

C’è chi dice che The Wire sia una lezione di sociologia travestita da serie TV ed è vero: oggi viene studiata in università di tutto il mondo, nei corsi di criminologia, urbanistica, media studies. Non intrattiene soltanto: insegna. E ci regala una narrazione profonda, incredibilmente unica. E indimenticabile.

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